Thursday, 10 August 2017

Vetralla 2 agosto 2017

All'uscita di Viterbo

 Lo stesso tempo che ieri ci abbiamo messo per riuscire ad entrare dentro Viterbo ce lo abbiamo messo anche stamattina per poterne uscire. Se mai mi tornerà in mente di tornarci, ci vengo in treno o in macchina. 

Abbiamo perso un sacco di tempo per trovare la strada giusta, quella che portava verso Vetralla, posto sconosciutissimo a tutti, infatti non c'è niente. Noi ci siamo passati solo per trovare la strada per il monastero dove siamo alloggiati, fuori dal paese di circa 2 chilometri, così la tappa di domani sarà più lieve.
Keyes girava con la sua bussola in mano, guardava il sole e diceva che eravamo nella direzione giusta, Anita e Richard dicevano che bisognava trovare la strada esatta e Luigi girava con la cartina. Io andavo dove andava il mucchio. Ho capito che non potrò mai fare un pezzetto di Francigena da sola perché non riesco a leggere le cartine. Richard non ha un diploma, io non ho intelligenza spaziale. Dovunque tu mi metta sono capace di perdermi e di non tornare più a casa. Figuriamoci qua, un posto mai visto ne conosciuto in cui devi capire per prima cosa la direzione in cui devi andare e poi trovare la strada. Troppa fatica per me. Se proprio devo scegliere, preferisco imparare il cinese.

Dopo 45 minuti di vagabondaggio per le stesse strade, abbiamo imboccato quella giusta. Sapevamo che oggi le temperature sarebbero state elevatissime, io avevo fatto scorta d'acqua come tutti gli altri, tre litri pesano parecchio sulle spalle stanche, ma non averne è peggio, e sapevamo che lungo il percorso non avremmo trovato modo di fare rifornimenti e non avremmo incontrato un punto di ristoro. Questa era la difficoltà oggi. 

Caldo è stato caldo, io ho bevuto e sudato tutti i tre litri che mi ero portata dietro e oggi pomeriggio ha continuato a bere e a sudare. Era come se la mia gola avesse sempre bisogno d'acqua, una sete che non smetteva mai, bevevo e sudavo, sudavo e bevevo, ho fatto così tutto il pomeriggio fin quasi alla sera quando la sete si è placata.

Adesso sono seduta nel giardino di un monastero a circa due km fuori Vetralla. Ci siamo arrivati
poco dopo le 11, io ero stanca morta anche perché ieri sera avevo preso le gocce per dormire per la seconda sera consecutiva; non sono abituata a mangiare tanto la sera e gli altri erano voluto andare al ristorante dove Anita mi ha detto che devo mangiare di più per sostenermi durante il viaggio perché quello che mangio è troppo poco.
Neanche fosse mia madre, ma con lei non c’è da scherzare, ho sempre paura che mi smolli al mio destino come quel tipo nel mezzo del bush australiano.

Poi non mi va di fare l’asociale e di non andare a mangiare assieme agli altri. Già mi schivo il pranzo al ristorante con la scusa della doccia e posso mangiare frutta fresca – i cibi che mi mancano di più. Non mi va di imbottirmi di pasta o carne cucinata in modo pesante la sera, perché faccio fatica a dormire, e se non dormo come cammino? Stamattina ero rincoglionita dalle gocce.  A tavola a pranzo mi si chiudevano gli occhi, ma Anita mi ha difeso davanti a tutti gli altri. Ha cominciato a spiegare in termini medici l’effetto di questo tipo di gocce omeopatiche su chi non ne assume mai. Il mio era un effetto collaterale che certificava che non le prendo regolarmente. 

Mentre eravamo a tavola, Serena ha mandato un messaggio a Luigi dicendo che da Monteriggioni è arrivata a San Giminiano. Quella la ricordo come la tappa peggiore dell'anno scorso. Che lei l'abbia fatta tutta da sola, al contrario, quindi con una difficoltà immensamente superiore, col rischio di perdersi ad ogni curva, lungo quel tracciato micidiale me la fa apprezzare ancora di più. Io non ce la farei mai. In giornate come oggi e ieri non ce l'avrei mai fatta ad arrivare a Gambassi o a Monteriggioni. Avrei mollato lungo il cammino. Invece lei no. La sta facendo tutta da sola.
Poteva anche giocare alla principessa innocente e indifesa con Luigi sulla Rocca di Radicofani, ma se l’avessero rinchiusa nella torre, se lo sarebbe mangiato lei il drago. 

Questi ultimi due giorni sono stati spossanti, forse la fatica si sta accumulando. Devo smetterla di pensare negativamente perché mi perdo la bellezza del viaggio, ma mentre faccio fatica e sento il sudore colare lungo la schiena e la gola farsi sempre secca, non posso non pensare che questa sarà l'ultima mia esperienza del genere e che se vorrò fare una vacanza simile, mi faccio delle passeggiate lontano da casa di un giorno, poi quello successivo sto stravaccata sul divano. Sono stanca di camminare, di sole, sogno il fresco degli alberi, il piacere di mettere i piedi nell'acqua fresca, bere in quantità e non avere mai sete.

Ho le gambe gonfie dalla fatica e da tutto il sale che assumo mangiando fuori al ristorante, Anita docet, la pelle secchissima e vizza, mi vedo invecchiata di non si quanti anni, ho i capelli di una donna del paleolitico. 
Questo viaggio mi sta distruggendo non solo fuori, ma anche dentro.  

Dicono si passino momenti di scoraggiamento, beh io ci sono in pieno dentro.

Giacomo mi ha mandato un messaggio di incoraggiamento. Qual bimbo non parla tanto ma c'è sempre. Mi ha detto "Dai, tieni botta che ti tempra questo viaggio". 
Così non posso neanche mollare...

Intanto oggi ho dormito come un sasso quasi tutto il pomeriggio in questo convento immerso nel verde, circondato da un giardino enorme; speriamo rinfreschi stasera. Adesso sono le 7.20 e le cicale stanno ancora cantando. Io sono seduta a scrivere al fresco di un albero e aspetto la cena alle 7.30. 
Spero che domattina partiamo presto così non arriviamo col caldo, ci aspettano poco più di 20 km. 
A volte sono tentata di mollare tutto, prendere una corriera o un treno e arrivare a Roma. Se lo facessi nessuno mi scoprirebbe e io potrei mantenere il segreto. 
Forse sono già stata temperata da questo viaggio, forse sono solo stanca. 

Anche in questo paradiso non trovo pace.

Keyes

il giardino del monastero 

Cena tutti assieme



Spero che domani si un giorno migliore. 

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