Wednesday, 9 August 2017

San Quirico d'Orcia

Questo post, e quelli successivi, li ho scritti mentre ero in viaggio. Ho deciso di copia-incollarli senza troppe correzioni, aggiungendo solo qualche foto, per conservare la spontaneità di quei momenti. 

Sono nell'ostello del paese e sono tornata dove tutto si era interrotto l'anno scorso. Era da tanto che rimuginavo dentro di me l'idea di rifare la Francigena perché è stata piena di sensazioni meravigliose, perché avevo bisogno di rimettermi in gioco, di pensare tra me e me, di camminare per cercare non so cosa, e sperare di trovarlo. Ecco perché sono qua di nuovo. 

Ho rivisto il paese e riconoscevo le strade, mi sembrava di averci passato tanto tempo, non solo un pomeriggio a letto con la caviglia immobile e a farci il ghiaccio. Ho fatto bene a ripartire da qua.

Domani mi aspetta Radicofani, la tappa più impegnativa del tratto della Toscana, che dicono fiacchi le gambe anche ai camminatori più esperti. Non voglio pensare cosa farà a me.

Mi sento pronta, o meglio, sto cercando di convincermi di esserlo. 

Ho dissimulato benissimo sulle paure che inevitabilmente ho. Non ho più così timore del caldo e del sole, della sete infinita perché ho visto che sono capace di resistere, e queste sono paure fisiche, quasi affrontabili e che puoi razionalizzare. Invece ho paura di non incontrare dei pellegrini con cui fare il percorso, di dovermi arrangiare da sola, di perdermi lungo gli stradelli, di non vedere la segnaletica, di essere da sola. 

Sono abituata alla solitudine, entro certi gradi mi piace e mi ci sento sicura, posso dire che mi tranquillizza perché mi ci sento a casa, ma qua mi spaventa.

L'ostello ha un'unica camerata con 12 letti e per adesso ci sono solo io. Vuoi dire che sia l'unica cucca che è venuta qua? Spero di trovare altri pellegrini con cui fare amicizia e con cui aggregarmi domattina.

Lucio mi ha portato fino a qua (che tesoro) e ha detto che si sentiva tranquillo perché di sicuro avrei trovato altra gente. 

Mentre scrivo mi è venuta in mente la faccia di Giacomo quando ieri sera gli ho detto che stamattina sarei partita. Chissà cosa avrà pensato di sua madre! Forse che sono una svitata. Ha detto che non se l'aspettava e mi ha guardato quasi con apprensione. Mi ha fatto tenerezza. Forse sarà contento di non avermi tra i piedi per un po', ma di sicuro non incarno l'ideale materno tutta crostate e tortellini. 

Due sere fa sono andata a fare una passeggiata preparatoria, anche se non sapevo che sarei partita oggi, e ho fatto circa 12 chilometri in poco più di un ora e mezzo, ovviamente senza zaino sulle spalle. Mi hanno fatto male le scarpe perché una è leggermente abrasa sulla caviglia destra, sempre quella, maledizione.

Al ritorno, Lucio mi ha proposto di portarmi a San Quirico oggi, così su due piedi, ho deciso di si. Ieri mattina sono andata a comprarmi un paio di scarpe da ginnastica nuove, ho chiamato l'ostello per sapere se avevano posto, poi ho fatto lo zaino. Alla sera ho avvisato tutti. Giacomo, la Chiara si sono stupiti, Lorenzo sembrava contento.

È stata una partenza alla garibaldina.


Sono fiduciosa



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