Thursday, 10 August 2017

Radicofani 28 luglio 2017

Sono nella camerata dell'ostello di Radicofani, un paese di cui non avevo mai sentito parlare prima della Francigena ma che è davvero molto carino, anche se, al contrario di tanti altri paesi che ho incontrato, è praticamente privo di turisti stranieri. 

Si estende con una striscia di casette addossate le une alle altre ai piedi di un castelletto, su una collina di origine vulcanica da cui si domina l'orizzonte a 360 gradi; la vista è spettacolare, spazia per due vallate, la Val d'Orcia da una parte e la Val di Paglia dall'altra parte. Anche il paesaggio cambia nelle due vallate e la val d'Orcia è magica come sempre. 




Il paese è arroccato su questa collina e tra i pellegrini incute rispetto. La tappa per raggiungerlo è di 32,7 chilometri, di cui otto di salita ripidissima. Occorre prepararsi per tempo.  
Ho voluto riprendere da qua per non mancarla. Che senso ha fare la Francigena se bari o non la fai sul serio. Meglio farsi una passeggiata di fianco a casa. 

Certo che non mi è andata benissimo come compagni di viaggio. Le due pazze scatenate che ho incontrato ieri sera a San Quirico erano camminatrici compulsive, ne avevo avuto il sentore da come parlavano ma non ho potuto fare diversamente: c'erano solo loro. Ho dovuto per forza accodarmi. O loro o niente. 
E il mio destino è stato segnato.

Sveglia poco dopo le tre e partenza prima delle quattro con l'obiettivo di capitalizzare chilometri col fresco. Loro hanno dettato tabella di marcia e percorso. Hanno deciso che se avessimo fatto la Cassia, la strada statale che porta a Roma, super trafficata di camion e macchine, a quell'ora sarebbe stata semi deserta, il che era vero ma noi eravamo le uniche tre in giro a quell'ora! 
Poi queste qua andavano come dei treni con la scusa della strada diritta e pianeggiante. Il percorso sulla Cassia fino a Radicofani è di soli 24 chilometri, non so quanto ne abbiamo fatto, io ero fresca e anche lo zaino non pesava come temevo, insomma mi sentivo bene. Secondo me la stanchezza mi piomberà addosso domani o dopodomani, ma le tappe sono più leggere. Per un buon tratto ho tenuto dietro al loro passo da maratoneta, poi mi sono resa conto che non ce la facevo, la segnaletica era fatta bene, insomma ho capito che anche da sola difficilmente mi sarei persa. Così ho detto loro di proseguire con la loro andatura, e io con la mia. 

Ho così potuto ammirare lo spettacolo della val d'Orcia, lo so che lo dicevo anche l'anno scorso, ma è talmente bella che non riuscivo a non fermarmi a guardarla e non potevo non notare la scarsità di ombra che è  stato il mio grosso problema l'anno scorso. Oggi invece era fresco, sulla salita di Radicofani c'era un venticello meraviglioso che mi ha fatto sentire meno la fatica della tappa. Sono andata calibrando le forze, sedendomi e riposando ogni qual volta ne avevo voglia o volevo vedere il paesaggio: che senso ha andare veloce se non puoi ammirare nulla.

Di fianco a me si stendevano all'infinito una moltitudine di colline dolci ricoperte di uliveti, vigneti, campi gialli di spighe di grano ormai tagliate, punteggiate di splendidi casolari trasformati in agriturismo di lusso con gli immancabili cipressi a fare da contorno. Una cartolina! Non mi stancavo mai di fotografarli. 

Ad un certo punto ho visto dei calanchi, come quelli che ci sono a Prignano... mio padre...

L'anno scorso aspettava sempre la mia chiamata, prima di andare al bar. Quest'anno chiamo mia madre, che so aspetta anche lei di sentire mie novità, chiamo subito casa e mando un messaggio sul gruppo WhatsApp per Chiara e Lorenzo lontani. L’anno scorso ogni tanto chiamavo anche la Dani...

Ad un area pic-nic in cui mi ero fermata ho incontrato i mie nuovi compagni di viaggio. È un po' una strana armata Brancaleone, formata da due australiani: Anita di Melbourne e Richard di non so dove, che è partito da Canterbury il 9 maggio, un americano di San Antonio in Texas di cui non ricordo mai il nome. Con loro c'era Luigi, un fisioterapista di 31 anni, l'età della Chiara. 
Sono viaggiatori compulsivi, tutti hanno già fatto Santiago più altri cammini tipo quello di Francesco e altri in giro per il mondo, come uno famoso in Perù, mi sembra si chiami Inca Trial. Spero di non essermi scavata la fossa, non sembrano andare alla velocità della luce, ma vedremo domani visto che andiamo assieme ad Acquapendente. 



All'ostello abbiamo trovato Serena, una ragazza viso d'angelo e volontà d'acciaio che sta facendo la Francigena al contrario, "per non essere come tutti gli altri". Non ho capito cosa vuol dire, ma fa lo stesso. Il fatto è che la fa in solitaria. Rimango ammirata dalla forza di volontà di queste ragazze. Se l'avessi detto io ai miei genitori quando avevo la loro età mi avrebbero rinchiuso, cosa che probabilmente avrei fatto con la Chiara, invece ce ne sono tante sul cammino. Fino ad ora ne ho incontrate meno dello scorso anno, ma ci sono. 
Comunque ha già stregato Luigi coi suoi occhioni blu incorniciati da lunghi riccioli biondi; lui le ha fatto la corte tutto il pomeriggio e durante la visita al castello hanno flirtato in continuazione. Hanno gli stessi gusti in fatto di film, registi e vinili, amano gli stessi libri e cibi, sono entrambi allergici al glutine e oggi lui le diceva dall'alto della torre del castello, mentre lo stavamo visitando," Serena, sciogli le trecce.... potresti fare la castellana... il tuo principe chi potrebbe essere?". Quando lei lo ha chiamato Messer Luigi ho capito che eravamo tra i piedi e me ne sono andata a cercare l'entrata ad un cunicolo di cui avevo sentito parlare. 

Adesso è quasi ora di dormire e abbiamo chiacchierato fino a tardi con padre Elia e con altri due che arrivano freschi freschi da Canterbury. 
sulla salita verso Radicofani con la rocca in vista 




Cena tra i pellegrini presenti nell'ostello. Un grazie a Giusy, magnifica ospitalera


Domani mi aspetta Acquapendente, sono felice di essere in cammino. Le gambe sono indolenzite, ma vediamo domani.


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