Thursday, 30 June 2016

Paure e progetti

Non sono una scriteriata.

Ho deciso di vivere questa esperienza senza una preparazione meticolosa, ma non sono un'incosciente. Anch'io ho mille paure, dubbi, timori, preoccupazioni, incertezze che mi frenano e mi dicono che sarebbe saggio non andare, ma ho scelto di non lasciarmi sopraffare.

Per poterlo fare devo però trovare il modo di vincere le mie paure, o quantomeno tenerle sotto controllo. Questo post serve anche a questo.

Eccole.

Essere da sola. Non ho mai viaggiato da sola, non ho mai fatto esperienze da sola nei boschi, tipo scout, orienteering o roba di questo genere ma nemmeno cose più semplici tipo raccogliere funghi o fiorellini. (Quando ero piccola i miei mi portavano sui boschi dell'appennino Modenese a raccogliere le fragole, le castagne, ma non penso che valgano).
Non viaggio mai da sola se non quando vado al lavoro (e anche questo non vale).
Non mi spaventa tanto la solitudine, anzi questa mi affascina, ma ho paura che non ci sia nessuno che mi dica di farti coraggio, che non ci sia nessuno con cui condividere la responsabilità di scegliere se andare a destra o a sinistra in un incrocio non segnalato, di non trovare nessuno che ti possa dire cose tipo "so che c'è un gruppo di case fra pochi chilometri... ho il cerotto per le vesciche... se hai sete puoi bere la mia acqua... c'è una fontanella alla fine di questo tratto...". Se viaggi da sola devi essere completamente autosufficiente, e io non lo sono. Tanto meno in un viaggio come questo. Spero di incontrare altri viaggiatori solitari, anche solo per sapere da loro che fra qualche chilometro c'è un barettino dove si fa una sosta, o dopo inizia un tratto pianeggiante e ci si può riposare.

Perdermi. Più che una paura questa è una certezza. Sono nata sprovvista di qualsiasi senso dell'orientamento e mi perdo dovunque. Non sto scherzando. Ogni volta che vado in un posto che non conosco, mi prendo sempre del tempo in più perché so che puntualmente mi perdo, sbaglio strada, incrocio, uscita di una maledetta rotonda, figuriamoci lungo una strada dove non passa gente e non avrò nessuno a cui chiedere. Per me non esistono i punti cardinali, mai saputo dove sia il nord o il sud e in macchina, dopo la seconda rotonda che faccio, mi sembra di essere su una trottola e non ritrovo più il mio senso di marcia. Figuriamoci lungo uno stradello non segnalato, forse con poche case, pochi sparuti viaggiatori. E' vero che esiste Google Maps ma non so se ci sia la Francigena e non posso girare sempre con GMaps attaccato. E perdersi equivale a fare strada in più, più tempo, fatica, rabbia, frustrazione...
Non posso permettermi di perdermi.

Caldo. Questo è quello meno dipendente dalla mia volontà, capacità di panificazione, organizzazione e gestione dei punti deboli. Se c'è caldo, come c'è stato in questi giorni, se ci sono 35 gradi e oltre, con uno zaino sulle spalle, se devi viaggiare in un tratto non all'ombra (e non so quanti tratti potranno essere all'ombra di fronde rinfrescanti...) c'è il rischio di schiattare. Non c'è cappello, crema solare, acqua che tenga. Anzi, l'acqua che ti porti dietro diventa presto calda. Spero che ci possano essere delle fontane lungo il cammino per potersi rinfrescare, o che qualche anima pietosa mi possa lasciar appoggiare sul suo cancello all'ombra di una pianta e mi possa dare un bicchiere d'acqua.

Stanchezza. Ho letto diversi blog e forum di persone che hanno fatto il cammino di Santiago e tutti sono concordi ne ritenere che i giorni più difficili siano i primi tre o quattro. Uno tra le mie fonti d'informazione maggiore è Massimo, un amico di mio fratello Andrea, perché qualche anno fa è andato a Roma a piedi, ma lui ama questo tipo di avventura e non è nuovo ad imprese del genere. Qualche anno fa, una sera al bar, vedendo che il Sassuolo stava vincendo una partita dietro l'altra Andrea, Massimo ed alcuni amici si azzardarono in una specie di voto: "Se il Sassuolo va in serie A... andiamo a... Milano a piedi!". Vari altri avventori del bar, nell'eccitazione cameratesca del momento, si unirono in questa impresa. Dopo l'euforia della promozione, venne il momento di mantener fede alla promessa. Mio fratello che non c'è potuto andare perché il suo datore di lavoro gli ha negato le ferie, mi ha raccontato delle peripezie dei quattro viaggiatori nel caldo di giugno verso Milano su una provinciale. La stanchezza e il caldo li ha ammazzati di fatica, ma almeno loro erano in quattro. E devono essere rimasti scioccati perché quest'anno, vedendo che il Sassuolo aveva buone probabilità di andare in Europa League, nessuno si è lanciato in una sfida, per paura di doverla poi mantenere.

Mollare. Questa è la mia paura maggiore. Ho il terrore di essere così sfinita, affranta, distrutta, senza forze, speranza, determinazione che decido che mollare è meglio che andare avanti. Non sono una che molla facilmente, ma ho il terrore di farlo. Nei tanti momenti in cui mi sembrava di non farcela mi sono sempre detta "sanguino ma non mollo". E l'ho fatto.
Spero di riuscirci anche questa volta.

Adesso che rileggo questo post, mi rendo conto di aver scritto una cosa non vera.
Non è vero che  "non ho mai viaggiato da sola".
Io ho fatto la ragazza alla pari a Londra nel lontano 1984, in un epoca preistorica in cui non esistevano internet, i cellulari o le e-mail. Ci sono andata da sola e senza nessun tipo di organizzazione a supporto. Senza aver mai preso un aereo, sola soletta sono atterrata a Gatwick per andare in una famiglia di cui non sapevo nulla, se non quello scritto sulla lettera che mi avevano mandato. Sono stata con loro per 5 settimane e sono stati giorni indimenticabili, che ancora adesso porto nel cuore (anche se, sono sempre stata grata del fatto che nessuno dei miei tre figli mi abbia messo con le spalle al muro, come io avevo fatto con i miei, per fare una cosa analoga).

Forse sono più coraggiosa di quello che penso. Forse se soppesi tutto, pianifichi tutto e misuri tutto, ti pregiudichi esperienze meravigliose. Forse certe cose vanno fatte con un pò di incoscienza.
Forse vale la pena di avere delle certezze, ma anche essere avventurosi. Forse al ritorno riderò delle mie paure o proverò disprezzo per la mia stupida incoscienza.

O forse sarò contenta di essermi lasciata andare ed essere partita.

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